PERCORSI DI PENSIERO CRITICO 2017 – FILOSOFIA, LINGUAGGIO, FORME DI VITA IN LUDWIG WITTGENSTEIN

FILOSOFIA, LINGUAGGIO, FORME DI VITA IN LUDWIG WITTGENSTEIN

 

Lunedì 20 febbraio – ore 17,00

Linguaggio, logica e mondo nel Tractatus

  • Paolo Spinicci, Università Statale di Milano

  • Coordina Matteo Settura, Odradek XXI

 

Venerdì 10 marzo, ore 17,00

“Un’immagine ci teneva prigionieri”. La svolta di Wittgenstein

  • Silvana Borutti, Università di Pavia

  • Coordina Pietro Zanelli, Odradek XXI

 

Venerdì 24 marzo, ore 17,00

L’estetico come forma di vita

  • Giovanni Matteucci, Università di Bologna

  • Coordina Augusto Mazzoni, Odradek XXI

 

Gli incontri, aperti al pubblico, si terranno nell’Aula Magna del Liceo Arnaldo,  Corso Magenta 56 – Brescia.

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BUON NATALE 2016 E BUON ANNO 2017

“La città è una immensa biblioteca. Ma pochi ne conoscono la lingua”

(M.Frusca, La Muraglia e altre genealogie, 2016)

 

Scrivo queste righe mentre si susseguono (lunedì 19, martedì 20) notizie e ipotesi su quello che sta accadendo a Berlino (strage ad un mercatino di Natale), che sembra mettere in secondo piano l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia e l’ininterrotta scìa di sangue in Siria. Nessuna memoria, peraltro, per lo stato palestinese, straniero a se stesso.

Man mano che passano le ore, dalle interviste ai passanti di Berlino la paura sembra trasformarsi in domanda di sicurezza. Ma chi può elargirla? La politica? La filosofia? La religione? L’arte? La letteratura? L’economia? Non siamo – qualcuno potrebbe sussurrare –, in quanto esseri umani, sospesi nella coesistenza apparentemente disgiuntiva tra nascita e morte?

Sono interrogativi che ci coinvolgono, in quanto produttori e/o fruitori di quei campi della attività umana, in una tensione di responsabilizzazione totale nella quale ne va di noi stessi e del nostro rapporto con gli altri, nel multiforme lastricato della convivenza comunitaria di cui si fa beffe la globalizzazione ineguale trionfante. In questo groviglio socio-politico il principio fraternità, il più conturbante della nostra tradizione cristiano-occidentale, ci impegna nelle nostre singolarità umane concreto-universali. È l’appello bimillenario che i cristiani hanno a disposizione, ma che giace immemore, non vivificato nelle nostre pratiche civili.

L’oblìo dell’azione che Hanna Arendt vede come tradimento dello “spirito rivoluzionario” della modernità, suo “tesoro nascosto” (v. Sulla rivoluzione, 1963), si staglia come uno dei problemi fondamentali del nostro agire politico. Paolo di Tarso lanciava, duemila anni fa, un avvertimento sulla precondizione di ogni convivere civile: “Fratelli … non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma trasformatevi con il rinnovare la vostra mente” (Rm. 12,2). È questo forse il tesoro nascosto alla radice plurale-fraterna di ogni possibile “uomo nuovo” che il secolo XX ha inseguito con passione estrema nel duello vita-morte, e che in questo inizio XXI il clima mortifero sembra acclamare come vita. Ma quale vita?

Al posto dell’emancipazione-eguaglianza, nucleo veritativo della fraternità, subentra la confusione della morte-disuguaglianza felice. Salvo poi indignarsi, giustamente peraltro, se a Berlino la si scopre con il suo volto di sventura e di angoscia.

In Platone (Rep. IV, 434a) tutto ciò ha un nome, la polypragmosyne, un attendere a troppe faccende, un intrigare, una smania di impacciarsi, una molteplicità confusa, in un intreccio di anabasi (ritorno, risalita verso l’idea) e catabasi (ridiscesa alla spelonca primordiale dove Socrate va però incontro alla morte. Non c’è spazio per la filosofia nella polis?

Se Platone incappa in una contraddizione performativa, poiché comprende la vitalità del demos ma ne rifiuta la vitalità democratica, Aristotele individua in quella molteplicità di azioni la base reale dell’ethos (costume, tradizione e carattere) della polis. Potremmo dire che la consociazione comunitaria, democratico-fraterna (filo rosso dell’intero ethos dell’Occidente), è ciò che è messo alla prova del nostro essere berlinesi oggi.

Queste riflessioni vogliono essere un tentativo di richiamare l’attenzione sull’inattuale “assioma di fraternità” (Alain Badiou, Il secolo) al centro della poetica di Saint-John Perse (1887-1975) – Anabasi, 1924 – e di Paul Celan (1920-1970) – Anabasis, 1963. In Celan la fraternità si allarga all’alterità. Italo Mancini parla, a questo proposito, di pluralità dei volti quale sintesi di fraternità e di alterità, messa al centro del Kerigma cristiano, lascito profetico per la modernità, anche se più spesso invocato dagli ‘umiliati-offesi-sfruttati’ che dalle classi egemoni. Di Mancini, per chi fosse animato da “buona volontà” (annuncio di Betlemme) e volesse mettersi alla prova, segnalo L’Ethos dell’Occidente. Neoclassicismo etico, profezia cristiana, pensiero critico moderno (ristampato nel 2015 da Morcelliana). Un contrappunto efficace del ponderoso volume di Mancini è costituito da un vecchio libretto di Ivan Illich, Rivoluzionare le istituzioni. Celebrazione della consapevolezza del 1970, ma ristampato nel 2012 da Mimesis.

Per finire, nella volontà di rispondere al monito di Perse – “Su misura dei nostri errori quanta assenza fu consumata!” – e, sulla scìa di Celan – “Scrittura minuta tra i muri, questo / impervio-vero / Salire e Ritornare / nel Futuro dal cuore lucente”, presento le attività di Odradek XXI per i prossimi mesi:

  • Tre incontri sul pensiero di Wittgenstein, febbraio-marzo;

  • Un pomeriggio con giovani ricercatori su “Ethos democratico e costituzione”, fine marzo-inizi aprile;

  • Un convegno di una giornata, agli inizi di maggio: “Per un ethos democratico. I saperi, le istituzioni, il politico”;

  • Messa in opera di una rivista on-line: “Rivoluzioni molecolari. Percorsi di pensiero critico”;

  • Pubblicazione dei due volumi Transizioni e cesure di una modernità incompiuta. Tracce di senso in tempo di crisi e Crisi e critica della modernità in Antonio Gramsci. Parole chiave e tensione utopica.

Con Gramsci, auguri-“lotta” tra “il vecchio che non vuole morire e il nuovo che vuole vivere”, nella convinzione di poter essere “molecole acquose di un mondo in gestazione” attraverso la ricorsività “sapere, comprendere, sentire”. A questo punto gli auguri possono essere tradotti con Felice consapevolezza! “La città è [infatti] ora un’immensa biblioteca” anche se “pochi ne conoscono la lingua” e “prevale ormai tra gli abitanti una forma di dialetto meticcio”. Saremo in grado di apprenderlo e trasformarlo in rivoluzione molecolare?

Pietro Zanelli

Brescia, 21 dicembre 2016

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CENA E ASSEMBLEA DI FINE ANNO 2016

Cari amici,
sostenitori, simpatizzanti, o semplicemente destinatari di queste poche righe. Invito a partecipare alla nostra assemblea annuale e/o alla cena successiva (20 euro), chiunque intenda contribuire a portare avanti la nostra faticosa diffusione di una riflessione critica in questi anni di acuta “continua crisi”.

Ci troveremo venerdì 25 novembre 2016 all’Istituto “Andrea Mantegna – Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera” a Chiesanuova, con la seguente articolazione:

Ore 18,00 Assemblea:
* valutazioni sui recenti quattro incontri alla Libreria Rinascita su “Letteratura, lavoro, politica” – Volponi, Fortini, Bianciardi, Levi (Frusca e Zanelli)
* il punto sui due volumi in preparazione: Transizioni e cesure di una modernità incompiuta: tracce di senso in tempo di crisi (Molinari e Settura); Crisi e critica della modernità in Antonio Gramsci (Pasquini)
* tre futuri incontri su Wittgenstein (Mazzoni)
* convegno per il decennale di Odradek XXI: Per un ethos democratico: i saperi, le istituzioni, il politico (Zanelli e Molinari) – in allegato le motivazioni del convegno
* situazione finanziaria di Odradek XXI (Berardelli).   

Ore 20,00 Cena

Chi è interessato a partecipare, a tutti e due i momenti o a uno solo di essi, è pregato di comunicarmelo entro martedì 22 novembre al seguente recapito:
mail: zanelli@odradek21.it

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QUANDO LE PAROLE SONO PIETRE – Letteratura, lavoro, politica nel secondo novecento italiano

Si terrà mercoledì 26 ottobre alle 17.45, nella sala della nuova libreria Rinascita, in via della Posta 7 a Brescia, il secondo dei quattro incontri del ciclo: “Quando le parole sono pietre – Letteratura, lavoro, politica nel secondo novecento italiano”, organizzato dall’Associazione culturale bresciana Odradek XXI e dall’Associazione culturale Formalit di Padova. I quattro incontri sono dedicati a Volponi, Fortini, Bianciardi e Levi, fra i più significativi autori italiani del secondo dopoguerra italiano. Nel secondo dopoguerra italiano la scrittura letteraria ha rappresentato uno dei canali privilegiati per la riflessione civile, uno spazio in cui il presente di un’intera nazione veniva interpretato e messo su carta. Gli autori contribuivano, oltre che con la loro opera artistica, con interventi di stampo saggistico, polemico, capaci di influenzare l’intero dibattito politico italiano.

Il ciclo di incontri “Quando le parole sono pietre” vuole proporre un approfondimento su quattro dei più importanti autori del secondo novecento, mettendo in risalto le valenze politiche e civili della loro opera e della loro figura intellettuale.


Il calendario dei quattro incontri:

mercoledì 19 ottobre ore 20.30

Il corpo, il lavoro, la bomba. La narrativa di Paolo Volponi, con Emanuele Zinato (Università di Padova). Coordina Giuseppe Magurno

mercoledì 26 ottobre ore 17.45

La profezia della forma. Poetica e politica in Franco Fortini, con Filippo Grendene (Università di Padova). Coordina Pietro Zanelli

mercoledì 2 novembre ore 17.45

“Tutto d’un fiato”: Luciano Bianciardi – con Marco Frusca, presenta Nino Dolfo

martedì 15 novembre ore 17.45

Il lavoro in Primo Levi: sfida alla materia e affermazione dell’io, con Emanuele Caon (Università di Padova). Coordina Giovanni Rosa

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