04/05/2019 – POLITICHE DELLA CITTA’

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La città sembra essere un rilevatore delle oscillazioni tra globale e locale e, ad un tempo, territorio di cultura di una possibile dimensione identitaria aperta e plurale, sede privilegiata di un confronto, sia intersoggettivo sociale e politico che interdisciplinare e interculturale.

Sulla città si danno concezioni tra loro in contrasto: quelle rivolte alla demolizione del welfare state e alla privatizzazione degli spazi urbani, aperta e/o strisciante, con il ricorso al seduttivo concetto di rigenerazione che spesso maschera la logica cruda della gentrification; all’opposto si prospettano concezioni intenzionate a contrastare quelle declinazioni, puntando alla riappropriazione e alla valorizzazione collettiva degli spazi urbani attraverso politiche sociali incisive con l’agevolazione di trasformazioni molecolari democratiche delle coscienze e dei processi di vita comunitaria solidale.

Da qui il Convegno “Politiche della città. Rigenerare, abitare, convivere”, promosso dalla “Associazione Culturale Odradek XXI. Saperi, professioni, cittadinanze” (Brescia) in collaborazione con la “Fondazione per la Critica sociale” (Firenze). La prima, nel contesto dei suoi cicli annuali “Percorsi di pensiero critico” e della connessa rivista online “Rivoluzioni molecolari”, ha al suo attivo già altri due convegni con tematiche analoghe a questo (L’abitare e lo scambio. Limiti, confini, passaggi, 2011; Ethos democratico e pensiero critico. Saperi, istituzioni, soggettivazioni, 2017), rispetto ai quali “Politiche della città” costituisce una messa alla prova.

L’ethos democratico non può disseminarsi senza che il “diritto alla città” (Lefebvre e Harvey) venga incarnato mediante adeguate “politiche della città”, esse stesse da rigenerare in un coinvolgimento concreto di amministratori e amministrati. La seconda ha affrontato queste problematiche anch’essa in altri due convegni (Il diritto alla città: territori, spazi, flussi, 2016; Diritto alla città 2: la città accessibile, 2018) con un lavoro di scavo teso a far sì che energie sopite e possibili fluttuanti possano mettere radici, per un abitare e un convivere rivisitati da una critica sociale delle condizioni oppressive in cui le soggettività vivono, inconsapevolmente adagiate. Due entità sociali, dunque, che si uniscono, prendono la parola e la rilanciano alla comunità-società cittadina, considerata come “pluralità di possibili coesistenti” (Lefebvre).

Si tratta di un lavoro critico sui presupposti teorico-pratici del rigenerare i tessuti urbani al fine di rendere più umano e vivibile l’abitare e di agevolare e fluidificare le dinamiche del convivere intersoggettivo, plurale e interculturale.

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